Comandante dei vigili del fuoco di Livorno Ingegner Fabrizio Ceccherini

Il comandante dei Vigili del Fuoco ingegner Fabrizio Ceccherini mente ai Senatori della commissione sulla tragedia del Moby Prince.

Nel video sopra Fabrizio Ceccherini si definisce testimone oculare della presenza della nebbia alle 23.05 quando lui e il prefetto di Livorno sono usciti in mare con la motovedetta della Polizia di Stato. Vediamo se questa versione è veritiera.

Nel video sopra il comandante Fabrizio Ceccherini dopo le 23.20 viene intervistato da Telemaremma in porto a Livorno. Quindi non è vero che si trova in mare con il prefetto di Livorno dalle 23.05.

Il video sopra mostra il prefetto di Livorno appena arrivato in porto, mentre viene intervistato da Telemaremma, il funzionario della capitaneria informa che il naufrago sta rientrando, quindi l’intervista viene fatta intorno all’una del mattino del giorno 11. Come poteva il prefetto essere in mare dalle 23,05 con Ceccherini se è appena arrivato in porto intorno all’una?

Il video sopra mostra il prefetto di Livorno e il comandante Ceccherini che escono in mare con la vedetta della Polizia di Stato. Sono l’una e trenta del 11 aprile 1991. Come ha fatto Fabrizio Ceccherini a vedere la nebbia alle 23.05 dal mare? Come poteva Ceccherini essere in mare con il prefetto alle 23.05 se il prefetto non era neanche in porto? Perchè Ceccherini racconta fatti che non rispondono a verità?

Nel video sopra Ceccherini dichiara ai membri della commissione del Senato: “Lo scenario Senatore era così incredibilmente devastante, apparve così catastrofica la situazione che in realtà non avemmo nessun dubbio che era impossibile sopravvivere ad un rogo del genere”. Anche questa dichiarazione è falsa. Vediamo cosa disse il prefetto di Livorno al suo rientro.


Il video sopra riprende il prefetto di Livorno Dr. Alessandro Pierangeli intervistato dopo il suo ritorno dal luogo dell’incidente. A Telemaremma il prefetto dichiara: ” non credevo mai che questa notte, quando sono arrivato li sul posto (con Ceccherini) che erano le 2 le 3, l’incendio era già sotto controllo le navi non fumavano più, tanto è vero che non si riusciva nella notte a vedere dove stavano. Mentre io pensavo che il falò si sarebbe visto”. Dove ha visto Ceccherini lo scenario devastante? Perché il prefetto non l’ha visto? Perchè Ceccherini mente dichirando di essere uscito in mare due ore prima che arrivasse il prefetto e 2 ore e mezza prima della sua reale uscita? Qualli interessi sta proteggendo Ceccherini?

Comandante lungo corso della petroliera Agip Abruzzo Renato Superina

Il comandante Renato Superina a caldo rilascia delle dichiarazioni molto interessanti, sentiamolo:

“Il terzo aveva il radar in funzione tutto quanto e ha visto questa nave che veniva addosso poi all’ultimo si pensava, pensava che accostasse”
Perché il terzo, visto il traghetto al radar, non lo ha chiamato sul 16? Perché Rolla non ha mai parlato di questo fatto? Chi mente Rolla o Superina?
Nel video è ben chiaro che, secondo Renato Superina, il terzo ufficiale di guardia sul ponte, Valentino Rolla, ha il radar in funzione e vede il traghetto venirgli addosso ma pensa che avrebbe accostato. Il terzo ufficiale è stato condannato fra l’altro per non aver acceso il radar. Il terzo ufficiale Valentino Rolla dichiarò che si accorse della presenza del traghetto solo per aver visto i fanali accesi (fatto non vero già trattato nella pagina “Le inchieste parziali”). Perchè Valentino Rolla viene condannato per non aver accesso il radar? Perchè Renato Superina cambiò versione? Chi ha tagliato il filmato di telegranducato agli atti del Tribunale di Livorno? Vediamo il filmato tagliato agli atti del processo:

Da questo video sparisce la frase “radar in funzione” perché? Chi ha manomesso il video? Cosa si volevano ottenere con questi tagli?

Comandante di porto di Livorno Sergio Albanese

Il comandante di porto Sergio Albanese è sicuramente il personaggio che più deve dare delle risposte, serie e veritiere sul suo operato. Per comprendere meglio le dichiarazioni rilasciate alle 3 di notte a Telemaremma  (lasciò il traghetto alle 2.30 per rientrare in porto). Evidenzio le parole di Albanese in rosso. In nero spiegherò,  più chiaramente, cosa sta affermando.

“Le due navi sopratutto il traghetto in fiamme” Prima falsità, l’incendio  fu molto più intenso sulla petroliera tant’è che i metalli sull’Agip hanno raggiunto il livello di fusione mentre quelli del traghetto no. “Una corona circolare di fuoco che circondava l’intera coperta”. Le fiamme sono sopra i ponti lance (stanno bruciando le lance), i ponti sole superiori (stanno bruciando le zattere autogonfiabili), i copertini di plancia e degli alloggi personale (stanno bruciando i salvagenti Tiburon), il ponte manovra di prua (stanno bruciando i cavi d’ormeggio). A parte la prua, non sono in fiamme le fiancate (ancora verniciate di bianco e con la balena disegnata), non è in fiamme ponte di manovra di poppa (c’è Alessio Bertrand) e il ponte sole a poppa del Moby Club (dove si trovarono i corpi della squadra antincendio). “Si spera che al centro dove non c’erano fiamme potesse esserci ancora qualcuno sotto un qualche riparo”.  Queste parole  sono il vero nodo delle menzogne raccontate. La zona “al centro dove non c’erano fiamme” a cui si riferisce Albanese (alle 3 del mattino) è la zona del salone De Lux dove si sono raccolte 136 persone che aspettavano i soccorsi che Albanese non ha mai fatto arrivare. 136 persone che il Comandate di porto di Livorno Sergio Albanese ha abbandonato a se stessi, dichiarandole morte anzi tempo. Vediamo cosa ha detto davanti alla commissione Senatoriale il comandante a questo proposito: 

Anche se erano in vita e in attesa dei soccorsi era impossibile avvicinarsi e salire a bordo. In molti si sono avvicinati allo scafo senza problemi. Alle tre del mattino, un marinaio del Tito Neri VII è salito a bordo, a mani nude e con normale abbigliamento. Sergio Albanese, a che ora era sotto bordo del traghetto? Quando ha visto con i suoi occhi che era impossibile salire a bordo? Alle 23,45 la lancia degli ormeggiatori arriva sotto bordo alla Moby Prince (che è alla deriva ad una velocità di 3/4 miglia orarie), sul posto trovano la CP 232 (motovedetta della capitaneria) che segue il traghetto (non si sa da quanto tempo) senza aver comunicato ufficialmente che la nave in fiamme non è una bettolina ma un passeggeri, perché? Sulla poppa della Moby Prince da oltre 1 ora c’é Alessio Bertrand che aspetta i soccorsi (indossa un paio di pantaloni di fustagno una maglietta di cotone e un paio di scarpe di para), la CP 232 lo illumina con il faro e non fa niente, gli ormeggiatori invitano il mozzo a buttarsi in mare si avvicinano allo scafo (che a loro dire non emana calore) e lo traggono in salvo. Vediamo come descrive il momento del salvataggio del mozzo il comandante di porto Sergio Albanese: 

Per il comandante di porto Sergio Albanese gli ormeggiatori non hanno salvato una persona, “l’hanno scippata alla loro vedetta”. Queste parole dette da chi aveva il dovere ed il  potere di salvare altri 136 naufraghi sono veramente agghiaccianti e vergognose. Come abbiamo visto alle 3 del mattino Albanese “spera che qualcuno abbia trovato un qualche riparo a centro nave dove non c’erano fiamme”. Vediamo che importanza da al traghetto e alle persone che ci sono a bordo il comandante Sergio Albanese in Senato.

Il comandante Albanese definisce la Moby Prince come una cornice dell’evento. Una volta che lui ha presunto (non si sa come) che a bordo del traghetto fossero tutti morti, il problema era salvare le 80.000 tonnellate di greggio a bordo della petroliera, già obbiettivo primario dei soccorsi. Albanese dichiara tutti morti alle 22.50-22.55, ma è veramente così? Dopo le 23,00 a bordo del traghetto sono in vita sicuramente: il mozzo Alessio Bertrand, il cameriere Antonino Rodi, i macchinisti che scendono in sala macchine a ridurre la velocità del traghetto, la squadra antincendio e tutti coloro che sono nel salone De lux. Alle 23,45 sono sicuralmente in vita tutti gli stessi soggetti. Il mozzo viene tratto in salvo dagli ormeggiatori e dichiara che a bordo ci sono ancora persone da salvare, gli ormeggiatori lo gridano più volte sul canale 16. Dopo l’una a bordo sono ancora in vita i macchinisti che fermano la nave e spengono i motori principali, la squadra antincendio che prende posizione sul ponte sole a poppa via Moby Club e Antonino Rodi più tutte le persone al riparo dentro il salone De Lux. Dopo le 5 del mattino è ancora in vita il cameriere Antonino Rodi che esce in coperta. Tutte persone che sono morte per l’affrettata tesi del Comandante Sergio Albanese e la sfrenata voglia di salvare il carico della petroliera, 80.000 tonellate di greggio. In seguito  Sergio Albanese ha usato la relazione (molto lacunosa e piena di falsità oggettive)  di quattro tecnici (Ingegner Giuseppe Prosperi, Ingegner Michele Angiuli, Ingegner Robin Williams, Professor Douglas Faulkener) che non hanno fatto altro che piegare gli eventi alla generale volontà di far morire tutti entro i trenta minuti dallo speronamento, tesi piena di fantasie e utile solo a nascondere la colpevole inefficenza dei soccorsi nei confronti del traghetto; una relazione con ricostruzioni poggiate sul nulla che il Comandante Sergio Albanese, nel tentativo di giustificare il suo operato e quello dei suoi uomini, usa da anni senza averla letta o compresa.

Dopo 10/15 minuti dall’impatto si era disincastrata dalla fiancata dell’Agip Abruzzo e con i motori sempre in marcia avanti e il timone a dritta aveva iniziato a percorere una navigazione intorno alla petroliera senza essere avvistata da chi che sia. Vediamo quanta verità c’è in queste affemazioni, tenendo presente che Sergio Albanese legge dalla sua relazione quindi le parole sono ben ponderate. A) Il traghetto è stato pochi minuti sul fianco della petroliera (1 massimo 2). Il fatto è confermato dal personale dell’Agip Abruzzo e dal comandate Cannavina dell’Agip Napoli. Inoltre, come è ovvio a tutti gli uomini di mare, per evitare una collisione si dà timone tutto a dritta e se la collisione è inevitabile si dà macchina indietro per ridurre la velocità d’impatto. Prima di lasciare il ponte fu data macchina indietro tutta dall’ufficiale di guardia. Lo squarcio sulla fiancata della petroliera mostra chiaramente che la collisione fu da poppa a prua per 40° e che il traghetto si sfilò a marcia indietro e continuò a navigare a marcia indietro. B) Ogni uomo di mare sa fare un veloce calcolo: se ci si sfila da una collisione a marcia avanti e con il timone a dritta, non si potrà mai girare intorno al mezzo investito. Nel nostro caso la Moby Prince, in queste condizioni, poteva solo girare a nord del fianco destro dell’Agip Abruzzo e non intorno alla stessa come conferma Albanese. C) Il traghetto viene avvistato sicuramente alle 22.40, a distanza, dagli ormeggiatori che la scambiano per una chiatta, alle 23, da terra, dal pilota di porto Raffaele Savarese, in mare, dal rimorchiatore che avverte il Tito Neri IX del suo arrivo da dritta e da membri dell’equipaggio dell’Agip Abruzzo. Gli ormeggiatori  inseguono il traghetto nel buio, per poi perderlo per la velocità sostenuta dal Moby Prince. E’ strano che gli ormeggiatori, i rimorchiatori e l’equipaggio della petroliera non comunichino a nessuno che c’è una nave in fiamme non puo essere una bettolina. Riepilogando, anche in queste dichiarazioni Sergio Albanese tende a nascondere la verità. Il traghetto è stato per poco incastrato nella petroliera, si è distaccato a marcia indietro, ha iniziato una navigazione intorno alla petroliera con il timone 30° a dritta ed è stato avvistato da più persone sin dalle 22.40, sia dal mare che da terra. Il Comandante Sergio Albanese arriva da La Spezia sul porto di Livorno alle 23.00, dichiarara di aver impiegato 2 ore per percorere 85 chilometri di autostrada, senza aver cenato si imbarca (o viene imbarcato) sulla CP 250, per tutta la notte non fa sentire la sua voce, non da alcun ordine, ritorna a terra alle 3 del mattino: sulle spalle ha 20 ore di lavoro, non ha cenato, ma appare tonico, riposato e con una splendida cera. 

Ormeggiatori Mauro Valli e Walter Mattei 

Gli ormeggiatori Mauro Valli e Walter Mattei hanno il merito di aver tratto in salvo il mozzo Alessio Bertrand, la loro partecipazione emotiva alla scoperta del coinvolgimento della Moby Prince è commovente. Riporto la trascrizione delle parole dette sul canale 16 del momento: Ore 23.47.21 Abbiamo raccolto un naufrago; ci dice che ci sono ancora persone sulla nave. Ore 23.47.55 Lascia un attimo libero il canale…un naufrago lo abbiamo già raccolto, adesso c’abbiamo una CP (la 232) di fianco a noi che indugia. ANDATE A POPPA DELLA NAVE. Il naufrago ci dice che ci sono ancora dei naufraghi da salvare!  Ore 23.49.45 LA NAVE E’ LA MOBY PRINCE, LA MOBY PRINCE! Ore 00.02.55, la capitaneria chiede agli ormeggiatori, “dunque il naufrago eh, ha dichiarato se si sono buttati in mare altri oppure no?” La loro risposta lascia allibiti: Ore 00.03.00 “Il naufrago… ha detto: so tutti morti bruciati” aggiungendo “comunque è sotto shock eh!”. Vediamo cosa dicono ai Senatori.

Walter Mattei risponde alla Senatrice Sara Paglini: Il mozzo è salito sulla nostra barca dicendo sono tutti morti, ho camminato sui morti, questo ha detto e non c’è altre discussioni. Mattei è molto sicuro, vediamo cosa dice Walter Mattei appena tornato a terra dopo il disastro.


Walter Mattei dichiara che la Moby Prince alle 23.00 circa è a poppa della petroliera a circa 200 metri e non è presa in considerazione da nessuno dei soccorsi. Inoltre dice, per ben 4 volte, che a bordo del traghetto non c’è nessuno vivo, ma lo afferma come fosse una sua deduzione, per lo stato della nave. La cosa strana è che Mattei non richiama mai il mozzo Alessio Bertrand come conferma o autore della frase “Sono tutti morti, ho camminato sui morti”. Perché Mattei parla come se fosse un suo giudizio? Perché non dice, che lo ha detto anche il naufrago? Perché Mattei risponde con tanta veemenza alla Senatrice Paglini se alla tv, dopo il salvataggio, dice altro? Bisogna tenere presente due aspetti: 1) Il mozzo Alessio Bertrand ha sconfessato più volte quella frase ed ha invece a più riprese detto che c’è gente da salvare, cosa confermata sul canale 16 dal collega di Walter Mattei, Mauro Valli, il quale urla che il naufrago dice “ci sono ancora persone da salvare”; 2) gli ormeggiatori di fatto dipendono professionalmente dalla capitaneria, che li nomina e che anche li rimuove dal lavoro. Mattei è sicuro quando viene intervistato, “sono morti tutti da subito”, in piena linea con la versione della capitaneria di porto, “sono morti dopo 20/30 minuti”. Mattei afferma anche che vede dentro il garage, ma al momento della collisione, l’urto ha accartocciato la celata e ha fatto cadere la paratia di terza difesa dietro al portellone, rendendo impossibile guardare dentro il garage da fuori. Perché Walter Mattei racconta cose impossibili?

Alessio Bertrand

Alessio Bertrand è l’unico superstite della Moby Prince. A più riprese gli sono state messe in bocca parole che non ha mai detto e gli è stato fatto dire cose che non ha mai visto o vissuto. Una di queste è il racconto dell’incontro con il timoniere del traghetto il quale gli avrebbe detto che c’era nebbia. Vediamo se risponde a verità.

Bertrand conferma che una ventina (su 66) di membri dell’equipaggio era a vedere la partita Barcellona Juventus. Alla domanda : “C’era molta nebbia” Bertrand risponde:” No io la nebbia non lo so, perché io stavo nella saletta, non posso dire se c’era nebbia o non c’era”. Bertrand chiaramente dice che la nebbia non sa se c’era. Non dice che c’era nebbia. Perché lo aveva saputo dal timoniere? Perché i giudici dicono che fra i testimoni della nebbia c’è anche il naufrago Alessio Bertrand?